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| .: Recensione di Cadde l'Angelo su LA CIVILTA' CATTOLICA, 3861 |
FABIO GHEZZI, Cadde l'Angelo, Milano, Mursia, 87, E 11.
Feha Gìbuss e il Libro della Profezia, opera prima di Fabio Ghezzi, è un romanzo tutto incentrato sugli Angeli Custodi. Il recente Cadde l'Angelo - un racconto lungo più che romanzo - ci parla ancora delle presenze angeliche, ma questa volta tutto ruota attorno a Humana Kartak, uno degli angeli che insieme a Lucifero si sono ribellati a Dio e sono condannati all'oblio e alla condanna eterna. Prima assistiamo ad una catabasi: la storia prende avvio dal ghetto di Varsavia, il 21 dicembre del 1942, quando da una delle guglie della cattedrale cade un demone. attraverso guizzi, ali che si scheggiano, arti che scricchiolano in un rimescolamento di demoni, forze oscure che si oppongono alla luce e ne fuggono i segnali, si scende nei freddi meandi, bui e disgustsi della città e della terra - Il Voj - in una prosa talora criptica ma di sicuro effetto scenico e simbolico.
La cronologia ci conduce in uno dei momenti più bui della storia mondiale, con la violenza delle SS, la crudeltà delle uccisioni e delle torture, e pertanto apre la scrittura ad affrontare i grandi temi e interrogativi che proprio queste vicende hanno acutizzato. Dio e i campi di sterminio, Dio e la crudeltà dell'uomo nella sua più sordida ferocia; l'idecifrabilità del dolore, una consapevolezza diffusa che nella guerra ha accomunato i colpevoli acclarati, quanti coloro che si sono dichiarati innocenti. Il peccato di origine si perpreta in questa tragedia di orrori ma pure trova a poco a poco una sorta di riscatto. Quella luce che emana dalla speranza in Cristo, dalla quale i demoni sono per sempre esclusi, opera una lenta metamorfosi in Humana Kartak. Così nel suo girovagare fantastico per il mondo, tra la terra e l'abisso, tra gli uomini e le presenze angeliche, si imbatte in un uomo che in una dolorosa solitudine, in un ospedale, si sta congedando dalla vita. L'atto di carità, frutto di condivisione e disponibilità, compie l'ultimo capitolo dell'anabasi. Ora è Agostino, - il nome ha in sé un'evidente simbologia che rimanda alla conversione di un grande peccatore - che nella cattadrale milanese, nella notte di Natale del 1999, si avvia verso una diversa esistenza.
Grande è la potenza della fantasia che sconvolge la storia con grandi colpi di scena, in modo talora barocco e trasbordante al limite dell'incomprensione; originale è la scrittura che spesso diventa metalinguistica nel ricercare il sapore misterioso delle parole - neologismi, simbologie, un uso atipico di maiuscole/minuscole - numerosi e significativi i riferimenti tematici di grande spessore etico e religioso, talora più enunciati però che discussi.
C'è insomma una forza fantastica pregevole, ma a nostro avviso la pagina è ancora alla ricerca di un preciso equilibrio narrativo, che sappia far convivere la propensione verso una forza eversiva con l'esigenza di un ordine sia culturale che religioso.
G. Pignatari
Fonte: La Civiltà Cattolica , 7 maggio 2011, numero 3861, anno 162.
Link: laciviltàcattolica.it
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