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 fabio ghezzi: .: Stemma di Monza e Brianza: Fabio Ghezzi membro della giuria

speciali

Fabio Ghezzi è stato selezionato come membro della Giuria, quale esperto in grafica, per l'adozione del nuovo stemma ufficiale per la Provincia della Monza e Brianza, in sostituzione dello stemma transitorio.

I lavori della commissione si sono conclusi martedì 4 ottobre, e a giorni sarà indicato l'elaborato vincente. Di seguito la comunicazione ufficiale rilasciata sul sito ufficiale della Provincia di Monza e Brianza, consultabile a questo link.

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La Provincia di Monza e della Brianza ha promosso un concorso artistico per la realizzazione del proprio stemma aperto a  singoli cittadini italiani, associazioni, enti, istituzioni, scuole di ogni ordine e grado, imprese, professionisti che operano nel campo della grafica  pubblicitaria e/o equivalenti, architetti e designer.

Entro i termini fissati - 16 maggio 2011 - sono stati presentati 264 progetti che una Commissione di Giuria appositamente selezionata sta valutando con attenzione.

 

Fasi di valutazione:

- La prima seduta  si è svolta mercoledì 29 giugno 2010 per definire le modalità di lavoro.  

- Nella seduta della Commissione del 26 luglio 2011 ha preso il via il processo di valutazione con l'apertura delle buste e la prima selezione dei progetti.

- Nella terza seduta, che si è tenuta Martedì 13 settembre 2011, sono stati selezionati i dieci progetti finalisti.

Martedì 4 ottobre 2011 si è conluso il lavoro di selzione della Giuria che ha individuato i primi tre elaborati da sottoporre alla valutazione del Consiglio Provinciale. (Vai alla notizia)

- Il Consiglio Provinciale, in una delle prossime sedute, sceglierà tra le tre proposte il simbolo che dovrà rappresentare l'Ente.

 

Nota:  I tre elaborati saranno resi disponibili nel corso di una delle prossime sedute del Consiglio in forma anonima : l’apertura delle buste anagrafiche – e quindi il collegamento tra ogni singolo progetto e il suo autore - avverrà solo alla conclusione del processo di valutazione con l'ultimo passaggio in Consiglio.
Sarà poi allestita negli spazi della sede istituzionale in via T. Grossi una mostra con tutti i progetti presentati.

 

La graduatoria dei progetti selezionati sarà pubblicata online.


Composizione della Giuria:

Dario Allevi
, Presidente Provincia MB
Enrico Elli
, Assessore alla Cultura e ai Beni Culturali Provincia MB
Antonino Brambilla
, Assessore e Vicepresidente Provincia MB
Angelo De Biasio
, Presidente del Consiglio Provincia MB
Eleonora Frigerio
, Capogruppo consiliare
Stefano Tagliabue
, Capogruppo consiliare
Domenico Guerriero
, Capogruppo consiliare
Sebastiano La Verde
, Capogruppo consiliare
Massimo Vergani
, Capogruppo consiliare
Domenico Pisani
, Capogruppo consiliare
Marco Monguzzi
, Capogruppo consiliare
Annalisa Maria Colombo
, Presidente 1^ Commissione consiliare
Fabio Ghezzi
, residente a Concorezzo e membro esterno esperto in progettazione grafica
Pier Andrea Tosetto
, residente a Monza e membro esterno esperto in comunicazione visiva
Pier Franco Bertazzini
, residente a Monza e membro esterno esperto in storia del territorio



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Postato da fabioghezzi01 il Giovedì, 20 ottobre @ 17:23:31 CEST (85 letture)
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 fabio ghezzi: .: Saviano, vieni via con me. Firmato: Feltrinelli [IL FOGLIO]

articoliSaviano, vieni via con me. Firmato: Feltrinelli - Il Foglio 26 gen 2010Saviano, vieni via con me. Firmato: Feltrinelli
di Fabio Ghezzi, pubblicato su Il Foglio del 26 gennaio 2011.

Il grande salto è compiuto: l'integerrimo Saviano transvola dalle fauci ardenti della Mondadori, tiranneggiata dalla longa manus di Marina Berlusconi, verso le placide acque della grande madre Feltrinelli per la messa su carta di "Vieni Via con Me", trasmissione cult che ha redento la televisione pubblica italiana. Grida di giubilo democratico accompagnano il trapasso, dopo che l'ormai insopportabile clima reprimendo e censore nei confronti del Vate partenopeo aveva raggiunto la soglia d'allerta. Finalmente libero dal gioco, finalmente senza catene, Roberto Saviano potrà diffondere ciò che prima gli veniva impedito di scrivere; e adesso vestito di nuovo con la toga in giurisprudenza Honoris Causa dell'Università di Genova non dovrà più aver paura di dedicarla (nei giorni folli ed orgiastici della calamità Ruby, nei giorni disperati di un paese agonizzante sull'orlo del baratro) alla Boccassini e a Forno, senza provocare le abituali ritorsioni della sua casa editrice, la Mondadori.
Già, la Mondadori, ricettacolo di virulenti germogli pro-regime e di censura che l'ha sempre ostacolato, che gli ha sempre tarpato le ali, che ha sempre cercato di chiudergli la bocca e ridurlo al silenzio. Che ha usato contro Saviano ogni metodo, lecito e illecito, affinché sulle sue "opere" scendesse l'oblio, fossero dimenticate in un limbo, non assurgessero mai al pubblico dominio.
Eh già, proprio cattivella questa Mondadori.

Fabio Ghezzi

Link: Il Foglio - 26 gennaio 2010

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Postato da fabioghezzi01 il Mercoledì, 26 gennaio @ 13:51:59 CET (189 letture)
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 fabio ghezzi: .: L'appello dell'intellighenzia pro Battisti [IL FOGLIO]

articoliL'appello dell'intellighenzia pro Battisti, le liste di proscrizione e l'eugenetica letteraria - Il Foglio 18 gennaio 2011L'appello dell'intellighenzia pro Battisti, le liste di proscrizione e l'eugenetica letteraria
di Fabio Ghezzi, pubblicato su "Il Foglio".it del 18 gennaio 2011.


La furia rossa si scaglia contro Raffaele Speranzon, assessore alla Cultura della provincia di Venezia, reo di aver chiesto la rimozione delle opere degli autori firmatari dell'appello per la liberazione di Cesare Battisti dalle biblioteche provinciali. L'appello, con oltre 1500 firme di uomini di cultura risale al 2004, quando Battisti fu arrestato in Francia. Fra essi spiccava anche Roberto Saviano, che lungimirante ha poi cancellato l'adesione. Ogni volta, la stessa manfrina: sono evocati i roghi di libri, le censure d'epoca fascista, le liste di proscrizione. Alla web-mobilitazione non manca proprio nulla, compresi ping-pong fra forum, blog trasudanti sdegno, chiamate alle armi, e l'immancabile sostegno dei media rossi: insomma, una sollevazione con tutti i crismi. Quelli dell'appoggio esterno (citiamo Carlo Lucarelli), assicurano però che qui si va oltre Battisti, non importa Battisti, qui si combattono i filtri morali, censure in base all'ideologie e ai comportamenti degli autori. Commosso da tale slancio civile, cerco: il possesso di un certo «Mein Kampt» è illegale fra gli altri nei Paesi Bassi, Austria, Israele, Baviera, Cina, e fortemente limitato in Russia, Usa, Brasile. Immagino che sia una svista sfuggita agli occhi dei paladini della libertà. Più morigeratamente qualcuno invece mi spieghi perché in Italia alcuni libri non vedono la luce. Perché dialogando con alcune case editrici emergano pensieri così raffinati: “...in un contesto multietnico e multireligioso come il nostro un punto di vista unilaterale è limitante”, oppure “...se è interessato alla pubblicazione è pregato di sfrondare il libro dal quel senso così... di cristianesimo”. In effetti, al di là dell'appello in favore di un assassino, si tratta di eugenetica libraria. I metodi fascistelli di Speranzon sono vecchiotti, si prega di aggiornarli alla moderna selezione genetica delle opere letterarie, intervenendo come ultima ratio con aborti e smaltimento dei rifiuti speciali letterari.

Fabio Ghezzi


Link: Il Foglio

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Postato da fabioghezzi01 il Martedì, 18 gennaio @ 20:26:49 CET (193 letture)
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 fabio ghezzi: .: Sulla pena di morte [PRAESENTIA]

articoli
Praesentia, ott 1996, sulla pena di morte di fabio ghezzi.Pubblicato numero nov/dic 1996, "Praesentia".
Non esiste atto altrettanto ingiustificabile, inumano ed inaccettabile per ogni tempo, condizione e luogo che la pena di morte. Non esiste alcuna entità o società che possa assurgersi l'autortià di decidere del diritto "fondamentale" di qualsiasi uomo alla Vita, diritto che deve essere a fondamento di ogni tipo di costituzione che regoli la vita di relazione deglu uomini, a prescindere da qualsiasi convincimento o credo religioso, seppure questo ne sia una riprova. Perdendo questa consapevolezza si aprono baratri disarmanti nei percorsi sia ideologici che pragmatici del vivere sociale, capaci di minare ogni tentativo di convivenza comunitaria, avente come fondamento il libero arbitrio e il senso di responsabilità dell'uomo.
La pena di morte deve essere considerata un indice importante per giudicare il livello di civilizzazione raggiunto da una società: a riguardo fa specie che la costituzione degli Stati Uniti, una delle più moderne e funzionali del mondo, contempli ancora una posizione così sbagliata a riguardo. Non deve essere la paura di colpire uyn innocente piuttosto che un colpevole, né l'effettiva validità della pena come deterrente per la criminalità, e neppure l'entità del crimine che possono giustificare il ricordo alla pena capitale come soluzione.
Il problema sta a monte: una società umana progredita, che si basa sulle fondamenta della libertà e della responsabilità individuale rifiuta, ed anzi conbatte questa istituzione barbarica come attentatrice alla propria esistenza: altrimenti è la stessa società a porre le basi per trasformarsi in un "mostro", in grado di determinare, a seconda delle mutate fenomenologie del pensiero, la leicità della Vita dei suoi componenti.

Fabio Ghezzi
 
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Postato da fabioghezzi01 il Venerdì, 01 novembre @ 00:38:06 CET (137 letture)
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 fabio ghezzi: .: Hiroshima, la bomba dell’indifferenza [IL CITTADINO]

articoliIl cittadino di monza e brianza, Hiroshima di Fabio Ghezzi, 5 agosto 1995Pubblicato sabato 5 agosto 1995, "Il  Cittadino".

Sicuramente ad Hiroshima quel giorno qualche ragazzo che si preparava ad uscire con la propria fidanzata per fare una passeggiata sulla riva del mare. Sicuramente quel giorno ad Hiroshima c’era un’anziana che attendeva entusiastica la visita del figlio con la sua famiglia. Sicuramente ad Hiroshima quel giorno c’era un uomo che aveva nuovamente litigato con la moglie, e aveva un mare di problemi. Ma non per questo voleva morire: non per questo voleva terminare la sua vita fra le macerie di una città in fiamme. Quel giorno, il 6 agosto 1945, decine di migliaia di persone sono state private del bene più grande che un uomo possa avere: la Vita. Quel giorno, un’ondata di fiamme e radiazioni ha messo la parola fine all’esistenza di tante persone, a tante storie di gente che amava la vita e che per colpa della pazzia di pochi ne ha pagato sulla propria pelle le conseguenze.          
Ad Hiroshima, quel giorno c’era gente che come me stava battendo a macchina la follia della guerra, e che è stata spazzata via con le proprie speranze. Manca poco al 6 agosto, l’anniversario dei 50 anni di quell’avvenimento, ma l’uomo non ha imparato a non uccidere. Nel corso dell’anno abbiamo potuto assistere in televisione alle cerimonie e alle celebrazioni in ricordo degli ultimi eventi bellici: cerimonie alle quali hanno partecipato le più importanti autorità della Terra. Abbiamo visto i volti commossi della gente che a quella guerra è sopravvissuta e che ha ancora vivi nella mente i dolorosi ricordi. Eppure quello che fa paura è che soprattutto tra i giovani si assiste ad una perdita di coscienza storica: la società si è fatta compito di rimuovere dalla coscienza collettiva quelle scomode macchie, così pesanti. E’ per questo che immagino tanti miei coetanei preferiscano scendere in piazza per chiedere al cantante dei Take That, Robbie, di non lasciare il gruppo, che non ricordare l'anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz.
Se ragazzi giovani, che non hanno mai assistito all’ingiustizia e alla disumanità della guerra, girano per la città con la testa rasata, il bomber nero e la libreria l’hanno vista solo per acquistare il Mein Kampf di Hitler, la colpa non può essere dirottata su di loro, ma sulla società, che si preoccupa di non scontentare nessuno, e accetta ogni genere di compromesso. Ci si vuole far credere che il fascismo e il nazismo siano stati ingiustamente criminalizzati: seimila persone cotte nelle camere a gas al giorno allora cosa sono? Attraverso programmi insulsi si cerca di tenere a bada le coscienze di vecchi e giovanissimi, i più vulnerabili, mentre a poche centinaia di chilometri da noi c’è chi con un buco nella fronte e riverso sull’asfalto non potrà più rivedere i suoi amici e la sua famiglia.
La morte sembra così lontana, e cresce la rabbia fra coloro che crescendo vengono delusi dalla società: tutti si lamentano, tutti sono scontenti e la valvola di sfogo più diretta per far sentire il proprio malcontento è la violenza. Quello di cui abbiamo bisogno è certezza, qualcuno che dica chiaramente le cose come stanno: la verità evidente e non quella nascosta negli archivi. Non dobbiamo chiamarci fuori, perché anche a noi, un giorno, potrà essere negato il diritto di vivere, come ad Hiroshima.

Fabio Ghezzi
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Postato da fabioghezzi01 il Sabato, 05 agosto @ 01:23:33 CEST (126 letture)
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