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Davvero. Non avrei paura a definire queste norma addirittura al limite con il più becero nazionalismo… Ma torniamo al valoroso Valsecchi. Il Valsecchi è quello che è stato silurato poco tempo fa perché non ha saputo rispondere ad una domanda sulle vecchie stalle di Thalwill. L’italiano dichiara che “Sapeva già al 100% che sarebbe stato bocciato”, che “il Referendum era la sua ultima possibilità di chiedere la cittadinanza senza esami Astrusi (sì, proprio così: astrusi, forse astrusi quanto questa parola ormai in procinto di scomparire anche dai dizionari di italiano contemporaneo, ndr)” e che naturalmente “Resta orgogliosamente italiano”. Bene. Si evince dal racconto che il Valsecchi soggiorna in Svizzera da 35 anni: adesso, è risaputo che la professione di tassista contempla anche numerosi tempi morti, in attesa di una chiamata. Tempi forse utili per dare una piccola guardatina alla storia dei Cantoni, forse… 35 anni per studiarsi un po’ di storia svizzera deve essere stato un periodo di tempo davvero esiguo.
 






“Eppure sul Guglielmo Tell ero andato bene” forse perché quello l’hanno conosciuto anche i sudafricani guardando la televisione. Non Svizzera. Usciamo dal paradosso, torniamo al Corriere: perché il quotidiano attacca così ferocemente una legge straniera espressa tramite consenso popolare? Forse che la democrazia sia divenuta tutta d’un tratto indigesta? Forse che la democrazia quando esprime valori anti-globalisti sia una democrazia di serie B? Forse che il piagnisteo italico per il condono sia una valore da inserire tra quelli sui diritti inalienabili dell’uomo delle Nazioni Unite? Oppure forse che una Comunità, con profonde radici storiche, con una storia di democrazia che parte da tempi remoti, prima che qualsiasi delle democrazie moderne fosse neppure lontanamente immaginabile, decida, in modo democratico tramite un referendum democratico di difendere la propria identità linguistica, sociale, storica, con il solo mezzo della libera espressione pacifica, [continua 3/3]