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Hiroshima, la bomba dell’indifferenza. [2/2]

ricordare l'anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz. Se ragazzi giovani, che non hanno mai assistito all’ingiustizia e alla disumanità della guerra, girano per la città con la testa rasata, il bomber nero e la libreria l’hanno vista solo per acquistare il Mein Kampf di Hitler, la colpa non può essere dirottata su di loro, ma sulla società, che si preoccupa di non scontentare nessuno, e accetta ogni genere di compromesso. Ci si vuole far credere che il fascismo e il nazismo siano stati ingiustamente criminalizzati: seimila persone cotte nelle camere a gas al giorno allora cosa sono? Attraverso programmi insulsi si cerca di tenere a bada le coscienze di vecchi e giovanissimi, i più vulnerabili, mentre a poche centinaia di chilometri da noi c’è chi con un buco nella fronte e riverso sull’asfalto non
 






potrà più rivedere i suoi amici e la sua famiglia. La morte sembra così lontana, e cresce la rabbia fra coloro che crescendo vengono delusi dalla società: tutti si lamentano, tutti sono scontenti e la valvola di sfogo più diretta per far sentire il proprio malcontento è la violenza. Quello di cui abbiamo bisogno è certezza, qualcuno che dica chiaramente le cose come stanno: la verità evidente e non quella nascosta negli archivi. Non dobbiamo chiamarci fuori, perché anche a noi, un giorno, potrà essere negato il diritto di vivere, come ad Hiroshima.


Fabio Ghezzi


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Pubblicato sabato 5 agosto 1995, "Il Cittadino".