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Hiroshima, la bomba dell’indifferenza.

Sicuramente ad Hiroshima quel giorno qualche ragazzo che si preparava ad uscire con la propria fidanzata per fare una passeggiata sulla riva del mare. Sicuramente quel giorno ad Hiroshima c’era un’anziana che attendeva entusiastica la visita del figlio con la sua famiglia. Sicuramente ad Hiroshima quel giorno c’era un uomo che aveva nuovamente litigato con la moglie, e aveva un mare di problemi. Ma non per questo voleva morire: non per questo voleva terminare la sua vita fra le macerie di una città in fiamme. Quel giorno, il 6 agosto 1945, decine di migliaia di persone sono state private del bene più grande che un uomo possa avere: la Vita. Quel giorno, un’ondata di fiamme e radiazioni ha messo la parola fine all’esistenza di tante persone, a tante storie di gente che amava la vita e che per colpa della pazzia di pochi ne ha pagato sulla propria pelle le conseguenze.
 






Ad Hiroshima, quel giorno c’era gente che come me stava battendo a macchina la follia della guerra, e che è stata spazzata via con le proprie speranze. Manca poco al 6 agosto, l’anniversario dei 50 anni di quell’avvenimento, ma l’uomo non ha imparato a non uccidere. Nel corso dell’anno abbiamo potuto assistere in televisione alle cerimonie e alle celebrazioni in ricordo degli ultimi eventi bellici: cerimonie alle quali hanno partecipato le più importanti autorità della Terra. Abbiamo visto i volti commossi della gente che a quella guerra è sopravvissuta e che ha ancora vivi nella mente i dolorosi ricordi. Eppure quello che fa paura è che soprattutto tra i giovani si assiste ad una perdita di coscienza storica: la società si è fatta compito di rimuovere dalla coscienza collettiva quelle scomode macchie, così pesanti. E’ per questo che immagino tanti miei coetanei preferiscano scendere in piazza per chiedere al cantante dei Take That, Robbie, di non lasciare il gruppo, che non per [continua 2/2]