My Writings. My Thoughts.

scrit|tó|re

// aprile 16th, 2010 // No Comments » // Citazioni e Riflessioni

chi scrive opere con intento artistico; chi si dedica all’attività letteraria: scrittore di romanzi, di commedie; gli scrittori italiani dell’Ottocento; scrittore arguto, monotono, serio, brillante ecc., con riferimento al contenuto, al tono, alla qualità dei suoi scritti.

Nota d’uso: la parola scrittore non si usa nel significato di “chi scrive”; in questo caso si deve usare la parola scrivente (lo scrivente di una lettera e non *lo scrittore di una lettera).

[da sapere.it]

interpretare la mia professione mi riesce arduo; come puro sostentamento, potrei scrivere qualunque cosa, dedicandomi anima e corpo a lusingare l’aria vigorosa della moda e a esaltare il convincimento del momento. oppure nel creare lo scandalo ad hoc. o a recitare la parte dell’anima tormentata, ribelle oltrefrontiera. come lectio a chi mi rivolgerei? non posso sentirmi maestro di nulla; imparo a mio modo ma mi sento in difetto, nel propormi come predicatore. e poi ce ne sono così tanti di scientisti sinistrorsi, che assolvono egregiamente a questo mandato. e poi mi va di destrutturare l’immagine di scrittore come illuminato, suo malgrado, anche da reietto ed eremita, appartenente alla intellighenzia. volare basso, principalmente. perché aderisce al dolore del momento, al fiato del contadino, alla rabbia dell’affamato e del malato, all’ignoranza dell’umile e degradato_

volare alto mi suona come aderire all’ignoranza dell’alto, del nuovo, di quello nel giusto alla moda. credo sia solo questione di radice; più e profonda e più si parte dal basso, dall’ancestrale atavico sospiro della tradizione. rimaniamo tutti degli ignoranti, dal primo a l’ultimo, ma ho la radice fonda. mi basta più della liberalità del nuovo.

pour parlè

// marzo 24th, 2010 // No Comments » // Senza categoria

a ciciàren; di cosa, poi? di quello che c’è.

l’informazione generica elargita dai mass-media [composto di mass “massa” e latino media, plurale di medium “mezzo”, dal dizionario Sabatini Coletti] parlano in gran parte, fondamentalmente, di quello che c’è già d’imbandito sulla tavola. parlano delle stesse persone, dibattono degli stessi problemi, si gingillano degli stessi giochi.

sul web [inglesismo traducibile in ragnatela grande quando il mondo], per evidenti motivi di decentramento, è possibile consultare una più vasta gamma di siti d’informazione terzi [non uso la parola indipendenti perché è sommamente fuorviante: pronunciando quella parola dichiaro sottotraccia, e platealmente rivendico, che non ho alcun padrone. mentre un padrone, anche se buono, tutti l'hanno.]

ma essendo il world wide web soltanto uno strumento ed una possibilità, non un valore, accade che l’informazione sia parere, piuttosto che cronaca, quindi inattendibile.

tornando alla partenza; tutti parlano delle stesse cose, in grandissima parte. mi sorprendo nel sorprendermi. anche i migliori [in riferimento alla mia interpretazione di comportamento etico]  fra gli opinionisti e i giornalisti, commentatori ed esperti talvolta cialtroneggiano nel gioco del comune. opportunità, scelta, pigrizia, obbligo. esistono centinaia di buoni motivi, e sensati, per parlare sempre delle stesse 2000 persone.

io stesso consulto distrattamente le stesse fonti giorno dopo giorno. essendo molto curioso cerco anche altro, ma la grande parte di quello che so della cronaca deriva dalle stesse fonti.

ciciàrum tucc di ‘chi quàter ropp.

cer|téz|ze

// marzo 22nd, 2010 // No Comments » // Senza categoria

ogni teoria fisica, è superflua. quarta dimensione

certezze fisiche, illusioni teoriche

“Qualsiasi teoria fisica è sempre provvisoria, nel senso che è solo un’ipotesi: una teoria fisica non può cioè mai venire provata.”

Stephen Hawking

a|bòr|to

// marzo 17th, 2010 // No Comments » // Senza categoria

fonte: dizionario sabatini-coletti
[a-bòr-to] s.m.
  • 1 Interruzione della gravidanza prima che il feto sia maturo

cosa è inteso per maturo? di sicuro non autosufficiente: un essere umano lo diventa, nel migliore dei casi, dopo qualche anno.

psicologicamente? no, penso proprio no; nel migliore dei casi un uomo lo diventa dopo trentanni.

fisicamente? forse, ma gradirei capire a che livello. la vista, ad esempio, arriva qualche giorno dopo la nascita naturale. i denti definitivi spuntano molto più avanti, e quelli del giudizio anche dopo i quarantanni. il sistema immunitario si perfeziona e stabilizza in età adulta. la massa muscolare e il sistema scheletrico si stabilizzano dopo i venti anni. le capacità cognitive si completano e stabilizzano nella pubertà. e via dicendo.

cos’è questo feto maturo?

di sicuro non un feto perfetto, dato che nessun organismo umano è perfetto. non è un organismo finito, perché solo anni dopo il corpo umano arriva a definitiva maturazione, e sempre in tempi diversi a seconda del punto di vista che si analizza. alcuni aspetti hanno già cominciato a decadere, mentre altri devono ancora arrivare a piena maturazione.

non è migliore la definizione: interruzione di gravidanza di un feto, semplicemente?

ba|na|liz|zà|re

// marzo 16th, 2010 // No Comments » // Senza categoria

è un problema, un profondo problema che trovo nell’esternare su di un blog pubblico idee e pensieri e riflessioni momentanee; sento prepotente il senso di banalizzazione. le corrispondenze private, gli appunti, gli stralci, le citazioni; prendere un pò di qui e un pò di là, pescare come a casaccio, durante la creazione/selezione di un proprio convincimento particolare. pubblicare un libro dopo che se ne sono svelate le riflessioni, dopo che se ne sono palesate soltanto parziali e limitate osservazioni, può rischiare di inquinare tutto il lavoro? fornire delle chiavi di interpretazioni precise ma parziali prima che un lettore si sia fatto la propria personale convinzione riguardo ad una opera, prima che abbia formato una scala di valutazioni e l’abbia portato a riflette e a vivere determinate situazioni [in sostanza, lo scopo per cui vengono scritti i libri] è giusto? è produttivo? è intelligente?

continuo a chiedermelo, ma non riesco a trovare una risposta adeguata; in ogni caso, mi pare di banalizzare. questo sentimento invece è reale.

dolore|vajont

// marzo 16th, 2010 // No Comments » // Senza categoria

questa sera ho deciso di seguire un documentario sul vajont. non si tratta dello spettacolo di paolini che, in ogni caso, non ho visto. non ho intenzione di parlare di colpe o di lanciare accuse (fra l’altro, come potrei? conosco talmente poco), sebbene alcune gravi responsabilità pare che siano state accertate; mi sono interessato dapprima alla nuda cronaca, da perfetto neofita. ma presto, prestissimo, ha preso il sopravvento l’elemento umano; i visi, gli occhi, le parole spezzate dalla commozione. uomini e donne_  come mezzo secolo fa soffrono, appena pungolati, di fronte alle lenti, da ricordi e drammi evidentemente mai del tutto superati.

la telecamera invade, come un antropologo che s’immette nella cultura che vuole conoscere, come uno scienziato che rallenta la corsa delle particelle infinitesimali per analizzarle, la sfera emotiva di queste persone, e irrimediabilmente le inquina. Per certi versi assuefatto alla pornografia emotiva che i mass-media ci propinano in continuazione, esasperandola, radicalizzandola, [verso la quale cerco di stare alle larga come dalla lebbra, convinto di riuscirci, fino a quando non mi metto in discussione ] ho provato a calarmi in loro. ad avvertire con empatia il dramma.

la mia coscienza si ribella. non è possibile, non è morale non ribellarsi al dolore e al male quando sono implacabili. l’immensa onda che precipita dal cielo nero della notte, gigante come la morte, nel rombo assordante del terrore – messuno scampo; una massa feroce  e inaudita – devastò e tranciò con violenza tutto. tutto ciò che per un uomo vale; il sasso sul quale si è stati deposti dopo il parto, le mura domestiche accoglienti e protettive, intrise del bene, delle parole e del sudore dei cari. padre. madre. i padri dei padri. gli amici. mogli e mariti. i figli.

la mente tutta, la memoria intera, l’equilibrio emotivo negli anni intessuto: con violenza tutto divelto in un istante . e il futuro negato, per come lo si era inteso e per come ci si era assuefatti a pensarlo. a saperlo.

è lo scandalo del dolore. il mistero insondabile che non ha risposta, che trascende le capacità del genere umano. una roboante e toccante messa in scena dello scandalo della morte, della fine.

mi sovviene un piccolo brano appena letto sul blog di rino camilleri, per caso_ sembra fatto apposta. le coincidenze. non so. Voi dite che sono il frutto del caso, di un dado tratto fra le pieghe del tempo, o che le coincidenze sono un segno, un simbolo, una prova?

“L’esistenza del male e dell’ingiustizia nel mondo è certo un mistero e uno scandalo, ma senza la fede in un giudizio finale essa risulterebbe infinitamente più assurda e più tragica. In tanti millenni di vita sulla terra, l’uomo si è assuefatto a tutto; si è adattato a ogni clima, immunizzato da ogni malattia. A una cosa non si è assuefatto mai: all’ingiustizia. Continua a sentirla come intollerabile” padre cantalamessa.

dopo il vajont, ricordo

dopo il vajont, ricordo di una donna sulla croce

don piero bez, parroco di longarone ai tempi del vajont: “…perché la gente vuole tornare sulle proprie origini, sul luogo dove c’è il ricordo dei morti “.

blog

// marzo 12th, 2010 // No Comments » // Citazioni e Riflessioni, in del mè coeur

il lemma blog è una contrazione per web-log, espressione in lingua inglese che significa: diario sulla rete. non sono mai stato attratto dai blog: fin da subito ne ho ricavato un’idea di pressapochismo, di approssimazione, che mal si conciliano con i miei interessi. spesso, quasi sempre, sono utilizzati per sbandierare ai quattro venti proprie faccende private, talvolta intime, per stronzate*, per argomenti senza alcun interesse, per gossip e pornografia, per rivendicazioni fuori controllo, utilizzano un linguaggio ora triviale, ora fanatico, ora saccente, quasi sempre d’infimo registro.

oggettivamente non mi piacciono molto, non li seguo, ed è difficile trovarne di interessanti, ben costruiti, scritti con un minimo di equilibrio stilistico e semantico. in prima persona mi sono rapportato con questo strumento in maniera conflittuale; lo trovavo un semplice doppione diminutivo di un normale sito personale. la questione fondamentale, per me, era: cosa scrivere? cosa raccontare?

non trovo alcun interesse nel fare cronaca spiccia dei miei fatti privati, in special modo se questi non sono affatto inerenti la scrittura e ciò che ne concerne; non trovo prudente né significativo commentare fatti di cronaca quotidiana affrontandoli in maniera spiccia, veloce e superficiale.

di recente, un’intuizione_  m’ha permesso di attribuire senso al blog: calcificare (non ha nessuna importanza se in maniera disarmonica, disarticolata e disorganica) riflessioni e spunti, questi sì ispirati magari da qualche fatto quotidiano o da vicende personali.  fatti e spunti trasfigurati in riflessioni circoscritte, multicentriche, come i petali d’un fiore che s’aggiungono un pò per volta.

piuttosto che diario, giornale di bordo, taccuino per appunti. questa ne è in sostanza l’anima:

un corpus in divenire e continuamente cesellato, rivisto, setacciato; una mappa di riferimento.


Note:

*stronzate:

    Stronzate. Un saggio filosofico (titolo inglese originale: “On Bullshit”) è il titolo di un saggio del filosofo Harry Frankfurt.

    Frankfurt distingue il “dire stronzate” dal semplice mentire. Mentre infatti un bugiardo fa deliberatamente un’affermazione falsa (quindi, conoscendo egli stesso la verità), colui che dice una stronzata (“bullshitter”, in inglese) è semplicemente disinteressato alla verità stessa.

    I “bullshitters” mirano principalmente ad impressionare il proprio pubblico. Mentre il mentitore deve conoscere la verità per poterla meglio nascondere o contraffare, il “bullshitter” non fa uso alcuno della verità o della nozione di verità. Per questo motivo, Frankfurt afferma che “la stronzata è un nemico della verità più grande della menzogna”.

    Per Frankfurt la pericolosità della “stronzata” è appunto nel diffondere l’idea che è impossibile sapere come stanno veramente le cose. Ne consegue che qualunque forma di argomentazione critica o analisi intellettuale è legittima, e vera, se è persuasiva. Tutto questo, secondo l’autore, è effetto di una forma di vita culturale in cui le persone sono sovente chiamate, o si sentono chiamate, a parlare di argomenti di cui sanno poco o nulla.

    da wikipedia, testo rilasciato licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo

pèr|de|re

// marzo 12th, 2010 // No Comments » // Senza categoria

oggi, ho perso.  è semplice, così semplice perdere. eppure sembra insopportabile. non ho vinto, nel senso che qualcun altro è arrivato davanti a me. ci è arrivato in modo giusto? c’è arrivato in modo sbagliato? non importa; ciò che resta è che ho perso, e che è andata così. essere liberi di perdere. essere liberi di sbagliare. è sottile e importante la differenza, è fine come un capello. essere liberi di sbagliare non significa “volere sbagliare” apposta; significa fare di tutto per non sbagliare, eppure sbagliare lo stesso. questo significa “essere liberi di sbagliare”. e questo significa “essere liberi di perdere.”

quando il giusto si è fatto, compatibilmente con il nostro essere uomini, e quindi deboli, ed imprecisi, e fallaci, e limitati, si deve essere liberi, liberi fino al midollo di perdere, e di ridere, e di gustare la vita. di gustare di avere perso. io ho perso. io oggi ho perso.

buona notte

etiamsi omnes, ego non

// marzo 9th, 2010 // No Comments » // Citazioni e Riflessioni, in del mè coeur

et si omnes scandalizati fuerint in te ego numquam scandalizabo
vangelo di matteo 23, 33

la ragione sta sempre dalla parte del più forte? no, non sta per forza dalla parte del più forte; sta dalla parte del più numeroso? no, la ragione non sta per forza dalla parte del più numeroso; la ragione non sta per forza dalla parte del più intelligente; la ragione non sta per forza dalla parte del più colto. piuttosto, la verità sta sempre dalla parte del più forte? no, la verità non sta per forza dalla parte del più forte; la verità non sta per forza dalla parte del più numeroso; la verità non sta per forza dalla parte del più intelligente e neppure dalla parte del più colto.
ragione e verità probabilmente non sono umane; nulla è certo di ciò che pensiamo, sentiamo, proviamo, viviamo. nulla è certo nella nostra esperienza, in termini assoluti. forse è certo soltanto che non possiamo sapere ogni cosa, che non abbiamo la risposta ad ogni cosa; forse è certo soltanto che la misericordia, la speranza e la contemplazione del mistero sono gli unici sentimenti che rendono l’uomo, uomo davvero.
la misericordia che riconosce nell’altro le nostre stesse debolezze, l’impossibilità di sapere, e le comprende; la speranza che qualcosa ci sia, alla fine del sentiero, che ci spinga oltre le difficoltà; la contemplazione della infinitezza universale, che non possiamo comprendere, immaginare, che non possiamo neppure concepire; che misteriosa ci sussurra all’orecchio della sera una canzone, e trascende.

tra|scen|dèn|te

// marzo 5th, 2010 // No Comments » // in del mè coeur, soffermarsi

da: repubblica.it

trascendente
[tra-scen-dèn-te]
(pl. -ti, part. pres. di trascéndere)
agg.
1 Che è al di là delle facoltà umane di esperienza sensibile, che supera i limiti dell’uomo e la realtà tangibile: Dio è l’essere t.

da: etimo.it


da: sapere.it

trascendènte: trascendènte

p. pr. di trascendere

agg.

nel linguaggio religioso e filosofico, detto di ciò che non risiede nella realtà delle cose ma la supera; p.e. secondo il pensiero cristiano, Dio è causa trascendente del mondo
nell’ambito di una dottrina gnoseologica, che supera le nostre facoltà conoscitive